23 marzo 1980: cronaca di una domenica di calcio e manette

23 marzo 1980: quando il pallone finì dietro alle sbarre

In questo momento di grande difficoltà per il nostro Paese per l’emergenza Covid-19, anche tornare indietro ad una data nefasta per il calcio come il 23 marzo 1980, sembra quasi un dolce amarcord. Quel giorno, in realtà, fu uno dei più bui per tanti appassionati e tifosi di pallone, traditi dai loro beniamini in quello che passò alla storia come “Totonero“.

Le manette negli stadi

Cominciò tutto quarant’anni fa, nel tardo pomeriggio di una domenica d’inizio primavera. Si era appena disputata la nona giornata di ritorno del campionati di Serie A 1979-80. Milioni di tifosi di tutte le squadre, specie quelli che non erano andati allo stadio, aspettavano con trepidazione i gol della domenica con 90° minuto. Ma nel corso di quella popolarissima trasmissione arrivarono dallo stadio Olimpico di Roma, al termine dell’incontro Roma-Perugia (4-0 per i giallorossi), delle immagini destinate a fare il giro del mondo: l’inviato della Rai Giampiero Galeazzi mostra al pubblico lo stadio deserto, con due macchine parcheggiate sulla pista di atletica. Una è un taxi, forse, riservato all’arbitro, l’altra era invece una volante della Polizia. Sono passate da poco le 17. Poco dopo si saprà che quella volante non era lì per caso, ma per arrestare tre calciatori perugini: Della Martira, Zecchini Casarsa.

Lo scoppio dello scandalo del calcioscommesse

Così, nel giro di neanche un’ora, si passò “Tutto il Calcio minuto per Minuto” a “Tutto il carcere minuto per minuto”. Una macabra “trasmissione” nella quale, invece dei gol, gli inviati si trovarono costretti a segnalare gli arresti di calciatori. A Pescara, dopo un Pescara-Lazio vinto 2-0 dagli abruzzesi, finirono in manette i laziali Cacciatori, Wilson, Giordano e Manfredonia. A San Siro, dopo Milan-Torino, vennero fermati i rossoneri Albertosi e Morini , insieme al presidente Felice Colombo. Arresti che però non arrivarono a cielo sereno: il 1 marzo, infatti, alla Procura della Repubblica di Roma era arrivata la denuncia di Massimo Cruciani, commerciante di frutta all’ingrosso. Costui aveva confessato di essere entrato in contatto, tramite il ristoratore Alvaro Trinca, con alcuni giocatori della Lazio. Ne era nato un giro di partire truccate che si era esteso in tutta Italia, ma che aveva ridotto sul lastrico Cruciani che aveva puntato centinaia di milioni su diverse partite di Serie A, le cui combine spesso no riuscivano.

L’epilogo del Totonero

Era cominciato così il primo calcioscommesse, conosciuto anche come Totonero. Il fiume in piena Cruciani travolge l’intero sistema calcio italiano, coinvolgendo diverse squadre di A e B: Avellino, Bologna, Juventus, Perugia, Milan, Lazio, Pescara altri club. Le inchieste portano alla sentenza definitiva della CAF che decreta la retrocessione in B di Milan e Lazio, penalizzando nel campionato successivo Avellino, Bologna Perugia. Ci fu la radiazione a vita per il presidente del Milan, mentre quello del Bologna fu inibito per un anno. Innumerevoli le squalifiche ai calciatori, quella più clamorosa fu per Paolo Rossi (due anni). Tutti i soggetti interessati, furono però assolti in sede di giustizia ordinaria «perché il fatto non sussiste». Il calcio italiano, però, aveva perso la sua innocenza e ci volle il Mundial dell’82 per ricostruire l’entusiasmo attorno ad esso.

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