Pensieri notturni di un diario di quarantena

Il nostro editoriale sulla situazione attuale di lockdown

Che strano. É questa la frase che pronuncio maggiormente in questi giorni. Che strano. Tutto sembra strano. Nulla pare avvicinarsi alla normalitá. Probabilmente non avendo mai vissuto un momento storico così confuso, non sono in grado di adeguarmi totalmente alla situazione. E non parlo della quarantena. Sicuramente essere costretti dentro le 4 mura, non potendo varcare la soglia della propria casa non é piacevole ,ma é piú il pensiero di non poterlo fare che mi sconvolge. Il pensiero. É qualcosa che tutti noi stiamo riscoprendo. Ed é interessante notare in che modo la gente stia vivendo questa sorta di “auto-riconciliazione”. Siamo oramai abituati a vivere in mezzo alla gente, ci definiamo da secoli animali sociali. Ma in alcuni momenti le persone che ci circondano, le stesse che critichiamo aspramente a volte, rappresentano un perfetto riparo da ciò che temiamo maggiormente : noi stessi. Non é semplice riuscire a vivere con sé stessi. Per molti é davvero troppo strano. Quel continuo movimento e quella continua agitazione a cui ci sottoponevano ogni giorno , non erano altro che delle mere distrazioni dalle nostre preoccupazioni. Il decreto di lockdown del presidente Conte si spera possa rivelarsi la mossa giusta per la vittoria del paese sul Coronavirus, ma puó anche essere interpretato in una maniera differente. La conseguenza immediata dopo l’inizio della quarantena é stato un richiamo potente, proveniente dal nostro “io” interiore. Proprio quell’ “io” che avevamo deciso di reprimere e nascondere per gran parte della nostra vita , adesso torna a farsi sentire , quasi come a volerci dire “Adesso finalmente mi puoi parlare”. Non si tratta piú di dover sottostare ogni santo giorno alle regole imposte dalle aspettative degli altri esseri umani con cui avevamo dei contatti. Non c’é piú il bisogno primordiale e essenziale di fare ció che possa soddisfare gli altri individui che ci circondano. No. Questa volta non c’é nessun regolamento. Nessuna teoria comportamentale di Goffman. Ci sembrerà tutto un po’ piú casuale , perché molti di noi scoprono un mondo nuovo. Fino ad adesso parecchie persone non erano davvero a conoscenza di cosa realmente amassero. I primi giorni di lockdown abbiamo probabilmente tentato di soddisfare il nostro “io” interiore, facendo riferimento a ció che avevamo appreso nel mondo esterno, in cui eravamo a stretto contatto con le volontà comuni. Ma qui ci siamo solo noi. Nessun altro. Dalla mattina alla sera il nostro cervello é messo a dura prova dai molteplici momenti di vuoto totale, in cui siamo costretti a riflettere e a discutere con noi stessi. Siamo impauriti da questi secondi delle nostre giornate, perché entriamo in un universo imprevedibile. Vorremmo che il tempo passasse piú velocemente, come se nella nostra testa continuassimo a fissare una data immaginaria di fine-quarantena. Ci rassicura poterlo fare. Il giorno della fine del Coronavirus. Sarebbe interessante poterlo stabilire. Purtroppo la maggior parte di noi non possiede conoscenze scientifiche abbastanza sviluppate , e probabilmente neanche gli esperti riescono in questo momento ad essere precisi. Perciò non mentiamo piú al nostro “io” interiore. É inutile. Non cerchiamo scuse. É inutile. Non osserviamo il nostro risveglio, la mattina, come la nascita di una nuova giornata di totale solitudine. É inutile. E anche sbagliato. Pensiamo e viviamo con noi stessi. Probabilmente, siamo molto piú interessanti di quanto crediamo.

Fonte foto: Gds