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Milan, è ora di annullare il patto col Diavolo. Un progetto senza nè capo e nè coda

Di Vittorio Cornacchia - il 21 Ottobre 2019
Dirigenza del Milan

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E’ il primo editoriale della storia di MondoCalcioNews, sicuramente un altro passo importante della nostra crescita a circa un anno e mezzo dall’inizio del progetto. Un primo editoriale che arriva appena dopo la tanto bistrattata pausa delle Nazionali, odiata dai tifosi e dagli allenatori per via dei soliti,  maledetti infortuni. Ma è anche un primo editoriale che arriva dopo un’altra domenica di calcio che, bene o male, ha confermato ciò che già si sapeva sulla nostra serie A. Ci sarebbe tanta carne al fuoco, tanti argomenti da poter affrontare. Si potrebbe parlare della solita Juventus, che tiene un ritmo indiavolato e che sta attraversando la fase di passaggio dall’Allegrismo al Sarrismo. Ad oggi è una Juventus ibrida, che mantiene ancora delle scorie della vecchia gestione, il che non deve necessariamente essere letta come una critica. E’ una squadra, quella di Sarri, che inizia ad avere un’idea precisa in fase di possesso ma che ancora non sa gestire tutti i momenti della gara. Sabato è stato un eterno Buffon a salvarla, proprio all’ultimo respiro. Alle spalle tiene il passo l‘Inter di Conte, un allenatore che praticamente non sbaglia mai, ovunque vada. Il tecnico leccese tira fuori il meglio da qualunque suo giocatore, li spreme, li plasma a sua immagine e somiglianza e, soprattutto, dà un’impronta di gioco chiara e decisa. Questa Inter potrebbe non vincere il campionato, ma sicuramente dare fastidio fino alla fine alla Juventus. Ma si potrebbe parlare anche del Napoli, con Ancelotti che ha mille grattacapi tra cui il caso Insigne o della Roma dei mille infortunati. Ma abbiamo deciso di affrontare un tema alquanto delicato: quello del Milan.

SCELTE INCOMPRENSIBILI

I rossoneri sono un patrimonio del calcio italiano, una società che ha tenuto alto il tricolore in giro per il mondo per decenni. Tutto il movimento sportivo nostrano dovrebbe sperare in una pronta risalita del Milan, che alzerebbe senz’altro il livello della serie A. Purtroppo, però, analizzando i fatti, questa sembra una probabilità molto lontana dal realizzarsi. Non ce ne vogliano i tifosi rossoneri, ma questo club è una vera e propria polveriera. Un progetto tecnico pressochè inesistente, una situazione economica poco chiara e tante, tantissime scelte sbagliate. La squadra è costruita malissimo, al di là del valore dei giocatori. Mancano elementi di gamba, in grado di attaccare la profondità e dare soluzioni diverse ad una manovra spesso prevedibile. Molti giocatori hanno caratteristiche simili e finiscono per appiattire un gioco che, da anni, stenta a decollare. Qualcuno rimpiange Gattuso, e ci mancherebbe altro. Il buon Ringhio non sarà il miglior allenatore del mondo ma ha dato cuore e anima per questa squadra. Pur con i suoi difetti, pur con una certa sterilità offensiva, il suo Milan si giocava la qualificazione Champions fino all’ultima gara. E’ stato sottovalutato il suo lavoro, il suo apporto e l’errore grave è che, a farlo, è stato anche Paolo Maldini. Uno che con Gattuso ci ha giocato, ci ha condiviso emozioni indelebili e che dovrebbe conoscere a 360 gradi il Pianeta Milan. La scelta di Marco Giampaolo è, allo stesso modo, piuttosto inspiegabile. Il tecnico abruzzese ha sicuramente delle idee ma non ha, alle sue spalle, il curriculum tale da giustificare la chiamata di una società tanto gloriosa. Anche alla Samp, dove è stato lodato per l’oggettivo buon gioco, non si è mai spinto oltre il nono posto, subendo sempre molte reti al termine  della stagione. Giampaolo si è intestardito, ha messo i suoi principi di gioco davanti a quello che era il materiale a sua disposizione e ha indispettito la dirigenza, tanto da venir esonerato dopo una vittoria, seppur sofferta.

Per sostituirlo, la scelta era caduta su Luciano Spalletti. L’allenatore, ex Inter e Roma, può non piacere, per l’amor di Dio, ma rappresentava l’opzione migliore. Prendere Spalletti, forse non avrebbe garantito la risalita immediata ma sarebbe stata la garanzia di un progetto a lungo termine. Il tecnico di Certaldo avrebbe preteso un determinato tipo di investimenti per plasmare al meglio la propria creatura. In Italia è un allenatore che, bene o male, ha sempre portato a casa l’obiettivo stagionale, risollevando le sorti di Roma e Inter nelle ultime stagioni. Purtroppo per il Milan, però, Spalletti non si è riuscito a liberare dal contratto che lo legava all’Inter e si è ripiegato su Pioli. Brutto, deleterio, parlare di traghettatore già a Ottobre ma, in fin dei conti, probabilmente  questo sarà il pur bravo Stefano. Difficile, infatti, immaginare un ennesima rivoluzione tecnica  dei rossoneri, in Estate, con Pioli ancora alla guida. A meno che, l’ex tecnico della Lazio, non riesca davvero a compiere un miracolo. Ieri è stata la sua prima a San Siro sulla panchina rossonera e si è chiusa con un 2-2 che ha lasciato tanto rammarico al popolo milanista. La sua squadra, almeno per un tempo, era sembrata viva, quasi come se si fosse scrollata di dosso le paure e le catene del periodo con Giampaolo. Poi, nel secondo tempo, il Lecce ha reagito, ottenendo il pari proprio nel finale.

I TANTI EQUIVOCI DEL MILAN

Tra le note positive della gara del Milan c’è soprattutto un nome: Hakan Calhanoglu. Il turco è stato spesso bersagliato dalla tifoseria rossonera, a volte anche a ragione. Ma ieri è sembrato davvero il giocatore che si era visto ai tempi del Leverkusen e non è stato un caso. In Germania, Calhanoglu giocava praticamente da seconda punta nel 4-2-4 di Roger Schmidt e proprio in quella posizione era libero di esprimere il suo talento. Ieri ha giocato in posizione più centrale e la differenza si è vista. Presto per dire che per il turco inizierà una nuova vita in rossonero, ma sicuramente ci sono elementi per poter sperare in una sua risalita. Gattuso lo impiegava da esterno offensivo, posizione per la quale non ha nè il passo e nè la propensione ad attaccare la profondità. Chiedeva sempre e solo palla sui piedi e questo rendeva sterile e prevedibile la manovra rossonera, anche perchè, dall’altra parte, Suso faceva, pressapoco, la stessa cosa. Giampaolo ha provato ad arretrarlo nel ruolo di mezzala ma anche qui il turco è sembrato a disagio. Dover difendere e coprire una zona tanto ampia di campo non è nelle sue corde e anche il progetto di Calhanoglu mezzala è fallito lì. L’ex Leverkusen è un trequartista puro, uno che, se in giornata, può accendere le luci di questo Milan. Il colpo di tacco di ieri, in occasione del secondo gol, è davvero una chicca in una prestazione di grande sostanza.

A questo Milan, peraltro, continua a mancare un vero regista. Biglia è in fase calante e ieri, pur avendo disputato una buona partita, è crollato nel finale, penalizzando l’intero assetto della squadra. Il pur interessante Bennacer sembra ancora un pò acerbo, gli altri sono centrocampisti di corsa. Anche il discorso del terzino destro inizia a diventare preoccupante. Calabria, ieri squalificato, è un onesto gregario, uno che si applica e dà tanto per la maglia ma che ha oggettivi limiti tecnici.  Passare dall’aver avuto Cafù, Maldini, Zambrotta e tanti altri nel ruolo di terzino a Calabria è piuttosto emblematico. Conti, il suo sostituto di ieri, continua a essere un giocatore disordinato e che non ha più ripreso la miglior condizione. Quando attacca ha ancora qualche barlume del giocatore che fu prima dell’infortunio, mentre dietro continua a palesare difficoltà enormi nelle letture difensive. In attacco, invece, in questo preciso momento Leao è indispensabile. E’ l’unico che garantisce qualche strappo e che sappia attaccare la profondità. Di giocatori come lui, in questo contesto, ne occorrerebbero almeno un altro paio.

E ORA?

Il primo passo, verso una lenta ma doverosa risalita, è quella di finire nel migliore dei modi la stagione in corso. Non ci dovranno essere più errori, soprattutto nel mercato invernale. Se Pioli riterrà opportuno inserire qualche pedina, bisogna seguire le sue indicazioni e accontentarlo. Le colpe, per la situazione che si è venuta a creare, sono molteplici. Non è esente neanche Silvio Berlusconi. E’ stato il Presidente più vincente della storia del Milan ma gli ultimi anni della sua gestione sono stati scellerati e ricchi di errori. Inutile che se ne esca con frasi dannose all’ambiente come quella secondo la quale il suo Monza batterebbe 3 a 0 questo Milan. Al di là dell’eresia dell’affermazione in sè, è stato lui a mettere la società in mano a Li senza avere neanche le giuste garanzie. Il cinese è stato una bolla di sapone, così come rischia di esserlo Elliot. Arrivato in pompa magna, il fondo statunitense sembra essersi già stancato del giocattolo Milan. Le nuove voci di trattative di cessione non fanno che destabilizzare ancora di più l’ambiente.

Al tifoso rossonero un consiglio, per concludere questo editoriale: l’attuale Milan è lontano anni luce da quello dei grandi successi. All’epoca si arrivava a fischiare perfino Clarence Seedorf tanto era fine il palato dei sostenitori milanisti. Farlo con molti di questi ragazzi può essere addirittura ingeneroso. Si sbaglia per limiti oggettivi, non per mancanza di attaccamento alla maglia. Che poi, molti di questi giocatori, la maglia rossonera neanche dovrebbero indossarla, beh questo è un altro discorso!

Credits immagine: Andersinho Marques Twitter

 

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