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Il tifo razzista che piace alla nostra Serie A. La staticità davanti alla possibile risoluzione del problema

Di Pietro Amendola - il 4 Novembre 2019

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1970: “Nel 2000 le auto voleranno”. 2019: “Durante il match tra Roma e Napoli, alcuni tifosi sugli spalti intonano dei cori razzisti”

Ironico e allo stesso tempo deprimente, questo confronto tra epoche manifesta l’assurdità di ciò che succede ancora oggigiorno. L’essere umano è riuscito a soddisfare la maggior parte delle aspettative di 30 anni fa, continuando lo sviluppo tecnologico, con scoperte di avanguardie sempre più interessanti. Siamo riusciti a far evolvere tutto ciò che ci circonda, il mondo esterno, il nostro mondo.

E questo progresso ha portato uno strano senso di innovazione e benessere nelle popolazioni mondiali, esaltate dall’idea di poter usufruire dei nuovi strumenti tecnologici. Che sia questo il motivo? E’ forse proprio lo sviluppo che ha riportato nelle menti umane quell’odio immotivato rivolto verso alcuni individui che ,secondo alcuni stupidi ideali, rappresentano la regressione? E’ come se all’improvviso l’uomo avesse iniziato a desiderare di vivere nel futuro, rimanendo , purtroppo però , ancorato al passato ,per quanto riguarda la crescita interiore.

IL RAZZISMO IN SERIE A

In un paese come l’Italia, in cui il calcio fa parte integrante della cultura del paese, i fatti relativi al mondo del pallone entrano con prepotenza nelle case di tutti i cittadini. Specialmente quando si tratta di vicende particolari, l’intera nazione osserva con la lente di ingrandimento. Dalla morte e il ricordo di Davide Astori, all’arrivo di Cristiano Ronaldo in Serie A, sono parecchie le storie del calcio italiano, che attraggono anche quella fetta di popolazione non interessata a questo sport. E purtroppo capita anche che, in un paese con un alto tasso di ignoranza come l’Italia, episodi di razzismo distolgano lo sguardo degli osservatori dai valori puri e positivi del calcio. In una settimana triste per il calcio italiano, in ben 3 partite ci sono stati cori discriminatori: Sassuolo-Fiorentina, Roma-Napoli e Hellas-Brescia.

Senza un apparente motivo, alcuni tifosi hanno iniziato durante i match a inveire contro alcuni giocatori di colore presenti sui campi da gioco. Forse arrabbiati per il risultato della propria squadra? Forse infastiditi da alcune decisioni arbitrali? O forse semplicemente, ma tristemente, contrariati per un colore della pelle diverso dal bianco? Possono essere parecchi i motivi, dato che nel mondo del calcio cori come quelli razzisti, vengono ormai utilizzati come un qualsiasi sfottò da parte dei tifosi, che dimostrano la loro becera stupidità. Ed è proprio questa la cosa più vergognosa. Probabilmente i “buu” discriminatori fanno ormai parte del tifo italiano.

L’ideale razzista, in alcune di queste persone, non c’è in modo marcato, ma è ormai impregnato negli spalti di tutti gli stadi della penisola. L’effetto gregge che si può creare sulle tribune, può portare alcune persone ad accettare simili pensieri negativi, nella convinzione che tutto ciò faccia parte del tifo comune. Si è quasi creata una filosofia nel calcio italiano, che, come tutte le filosofie, è molto difficile da distruggere.

LA SOLUZIONE AL PROBLEMA

Se la situazione è tale da sembrare fuori controllo, è forse arrivato il momento di far partire provvedimenti dall’alto. Non basta più ormai fermare la partita per 5 minuti, per permettere allo speaker di ribadire la non ammissione dei cori razzisti. Quest’anno le regole del calcio hanno subito parecchie variazioni, ma nessuna riguardante gli atti discriminatori. Gli arbitri continuano a punire ,con squalifiche del tutto esagerate, i comportamenti dei giocatori, con alcuni direttori di gara un po’troppo permalosi. Sarebbe fantastico se questo famoso pugno duro dei nostri arbitri, venisse utilizzato contro episodi come quelli di Napoli-Roma.

Bisognerebbe ,però, iniziare dalla modifica del regolamento,direttamente con l’aggiunta di una penalità in classifica per le squadre. Ormai le indennità di denaro sembrano non essere più sufficienti, ed è giunto il momento di attuare una riforma seria al nostro calcio, tralasciando le “seghe mentali” sui falli di mano. Gli amanti dello sport pulito, sono stanchi di campagne inutili contro la discriminazione, che servono semplicemente a creare la falsa speranza di una risoluzione. Da troppi anni il calcio italiano è il palcoscenico di questi episodi, e bisogna essere capaci adesso di ammettere che il problema si sia radicato nella cultura degli stadi, e che perciò sia importante agire tramite la cosa che più interessa il sostenitore medio, cioè la classifica della propria squadra.

L’ARRETRATEZZA DEL TIFO ITALIANO

Ma forse siamo destinati a rimanere in questo modo. Destinati a guardare dal basso gli altri campionati, che ci superano dentro, ma anche fuori dal campo. C’è questa ostinazione nel nostro paese di rimandare i cambiamenti ,rimandare quelle innovazioni che possono realmente portare ad un progresso. Ormai il tifoso italiano medio ha scelto di limitarsi a guardare le partite, criticando o approvando. Ci si frulla il cervello nel tentativo di dare pareri sul calciomercato, sulle scelte dell’allenatore, sulle capacità dei giocatori e addirittura sulle situazioni finanziarie dei club.

E’questo il ruolo del sostenitore nel nostro paese. Tentare di risolvere gli stessi dilemmi esistenziali, che però richiedono competenze chiaramente non presenti tra i supporters. Non c’è il minimo interesse alle storie affascinanti celate dietro al mondo del pallone, al significato di alcuni valori o all’importanza del tifo vero e non razzista. E’ un comportamento che ormai è quasi indispensabile, perchè da troppi anni presente sugli spalti. Milanisti, juventini, interisti, romanisti, laziali ecc. Siamo tutti ormai protagonisti passivi di uno spettacolo malato.

Fonte foto: IlMessaggero.it

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