Gianluigi Donnarumma e Mino Raiola, modelli di un calcio che non piace più a nessuno

Foto: Sito Ufficiale Milan

Dopo anni di tira e molla, tra pretese faraoniche e sconcertanti sia per l’ingaggio che per le commissioni, la storia tra Gianluigi Donnarumma e il Milan si accinge a giungere al termine. E per chi ancora crede nel calcio fatto di passione prima che di interessi, questa è una bellissima notizia.

Intorno alle 23 di lunedì 24 maggio 2021, Mike Maignan sbarca a Linate, pronto a iniziare la sua nuova avventura al Milan. E’ questo il segnale inequivocabile della rottura definitiva con Gianluigi Donnarumma e il suo agente Mino Raiola. Un segnale lanciato forte e chiaro da Paolo Maldini, stufo di stare ai comodi di una coppia di personaggi volti a veder riempirsi il loro portafogli. E al diavolo qualsivoglia progetto e percorso, parole con cui soprattutto il forte procuratore si è riempito la bocca negli ultimi tempi. E soprattutto, al diavolo la riconoscenza verso chi ha permesso al classe ’99 di irrompere sul palcoscenico del calcio che conta, quando era ancora soltanto un bambino.

GIGIO-MINO, I PORTABANDIERA DELL’AVIDITA’

Sull’agente italo-olandese non c’erano molti dubbi, mentre qualcuno in più persisteva ancora sul portiere campano. Ma ora non più. Perché se errare è umano, perseverare è diabolico. E qui tornano in mente i ricorsi storici risalenti al 2017, quando la querelle attorno al rinnovo del giovane estremo difensore gli valse l’appellativo di “Dollarumma”, con il famoso episodio del lancio di banconote false poco prima del fischio d’inizio della partita d’esordio agli Europei Under 21. Anche allora, Raiola spingeva per un rinnovo a cifre spropositate. E anche allora, il suo assistito faceva la parte del “giovane ingenuo” al centro di qualcosa di più grande di lui. E la stessa situazione, rivissuta a distanza di quattro anni, ne è la dimostrazione evidente. Stesse dinamiche, stesse (folli) richieste. Solo che ora Donnarumma ha 22 anni e non più 18, quindi la questione dell’ingenuità non può più reggere. Un giocatore maturo, ma ancor meglio una persona matura, saprebbe imporsi sul proprio agente, qualora la sua volontà fosse quella di rimanere al suo posto. Ma, evidentemente, non è questo il caso. Qui c’è una strategia ben congeniata, studiata ad hoc per tentare di mettere alle strette la società e strappare l’accordo più vantaggioso possibile, facendo leva su presunte trattative con altri club che, però, al momento non esistono. Come un déjà-vu, che si ripete.

DA FASSONE E MIRABELLI A PAOLO MALDINI: UNA DIGNITA’ RITROVATA

Questo lungo ritorno al passato, però, riguarda solo la premiata ditta Gigio & Mino. Perché dall’altra parte, i protagonisti sono cambiati. All’epoca c’era il duo Fassone-Mirabelli, oggi c’è Paolo Maldini. E basta e avanza a fare tutta la differenza del mondo. L’allora direttore sportivo, insieme all’AD, alla fine cedettero alle richieste di Raiola, offrendo un contratto da oltre 8 milioni (7 a Gianluigi, più uno al fratello Antonio, un vero affarone), calando le braghe e ricoprendo di ridicolo una società gloriosa come quella rossonera, dimostrandosi incapaci di anteporre il bene della società a quello del singolo. Oggi, da questo punto di vista, il mondo si è rovesciato. La mossa di Maldini ha preso in contropiede l’offensiva del duo Raiola-Donnarumma, mettendo di fatto alla porta colui che era considerato, a tutti gli effetti, un patrimonio inestimabile per i rossoneri. Certo, ciò non può bastare a ribaltare il giudizio negativo sulla gestione di questa questione, che doveva essere chiarita ben prima di arrivare alla soglia della scadenza del contratto del portiere. Ma comunque, questa scelta serve a ricordare qualcosa che proprio lo stesso ex capitano rossonero ha sottolineato qualche tempo fa in una sua intervista:

“La verità è che il club è al di sopra di chiunque perché i giocatori passano e il club resta”.

Un colpo di coda del modello per eccellenza del calcio che fu, a ricordare che nessuno, neanche il più talentuoso dei prospetti futuri, può ergersi oltre la grandezza dei club, della maglia, della passione dei tifosi. Con buona pace di tutti i Raiola e di tutti i Donnarumma che oggi popolano quel mondo del football, che lo hanno reso un mero strumento di interesse personale.

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