Gervinho e il rispetto, la Roma in caduta libera, Conte il testardo…

L’editoriale della settimana: il ritorno al gol di Gervinho dopo il brutto teatrino che lo ha coinvolto a Gennaio. La crisi senza fine della Roma, tra improvvisazione e voci societarie. La situazione dell’Inter e, infine, le polemiche infinite per i falli di mano da rigore.

L’INGRATO GERVINHO

Un gol che potrebbe chiudere definitivamente la vicenda Gervinho e aprire un nuovo capitolo della vita professionale parmense dell’ivoriano. Un’arma ritrovata per mister D’Aversa e la società gialloblu, sempre più tra le sorprese di questo campionato. I ducali, al contrario dello scorso anno, non vogliono saperne di fermarsi. Coltivano sogni europei e Gervinho può essere determinante, in tal senso. Ma l’ex romanista riprenderà a Luglio il teatrino messo in scena a Gennaio per raggiungere i petroldollari sauditi? Un comportamento che il Parma ha deciso di perdonare ma che resta gravissimo. Non è la prima volta che Gervinho si macchia di episodi simili. Giù nella sua avventura a Roma, fece di tutto per essere ceduto al terzo anno, subito dopo l’addio del suo mentore Garcia. Col francese, Gervi aveva disputato un’ottima prima stagione, salvo poi veder crollare drasticamente il suo rendimento nei seguenti due campionati. Tanti atteggiamenti da cocco dell’allenatore che avevano indisposto i compagni di squadra, stufi della totale mancanza di socializzazione dell’ivoriano.

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Non resta che capire se Gervinho avrà finalmente capito i suoi errori

All’arrivo di Spalletti, Gervinho decise di dichiararsi infortunato, salvo poi ammettere, una volta ceduto in Cina, che era stato fatto tutto ad arte per accelerare la cessione. A suo dire, sarebbe stata una mancanza di rispetto mettersi a disposizione del nuovo tecnico dopo che quest’ultimo aveva preso il posto dell’amico Garcia. Un comportamento vergognoso, specialmente per un professionista lautamente pagato dalla società, che gli forniva uno degli stipendi più alti in rosa. Arrivato in Cina, Gervinho non si è mai adattato al cambiamento di vita, non si è mai ambientato e ormai sembrava destinato ad un’anticipata fine della sua carriera. Il Parma lo ha riesumato dal cimitero degli elefanti, ne ha fatto nuovamente un giocatore di livello, probabilmente anche più decisivo e maturo di quello visto nel primo anno di Roma. Ciò nonostante, l’ivoriano ha pensato bene di ripetere la manfrina nel tentativo di farsi cedere a Gennaio. Solo dei cavilli legali hanno fatto saltare la trattativa con gli arabi e ora il giocatore è qui…almeno fino alla prossima offerta

CRISI ROMA

Dopo la vittoria di Firenze, che aveva chiuso il 2019 della Roma, sembravano tutte rose e fiori. E’ passato poco più di un mese e la Roma è definitivamente naufragata. Una squadra che ha perso tutti gli equilibri: brutta, disorganizzata, nervosa, a corto di condizione. E nella piazza è partita nuovamente la caccia al colpevole e agli alibi. Sarà il cambio societario a influenzare i calciatori? Sarà il DS Petrachi che ha toppato il mercato invernale? Oppure Fonseca, a cui hanno preso le contromisure? Sono tante le teorie ma ciò che resta è una squadra che sprofonda in classifica e ha totalizzato solo 4 punti da inizio anno. Ai giallorossi servivano giocatori pronti. Non sono arrivati. Alessandro Florenzi è stato ceduto, ritenuto non indispensabile dal tecnico ma non sostituito. A prendere il posto dell’ex capitano, si è così ritrovato un desaparecidos giallorosso come Bruno Peres, che nel frattempo faceva panchina nella B brasiliana.

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Il rendimento di Mancini, nell’ultimo periodo, è stato a dir poco disastroso

Poi tanti, troppi giocatori che non sembrano da Roma. Sono lontani anni luce i tempi dei vari Salah, Alisson, Nainggolan, Pjanic, eccetera. Gianluca Mancini ne è l’emblema. Un difensore di 24 anni strapagato, arrivato in pompa magna dopo una sola stagione buona a Bergamo e ora in totale confusione. Errori su errori ogni qual volta è stato schierato nel suo ruolo naturale, tanto che alla fine Fonseca, data anche l’emergenza, si è visto costretto a riportarlo a centrocampo. Grave anche la gestione comunicativa degli altri calciatori. Un esempio lampante è Spinazzola. Allucinante come un giocatore che sulle spalle ha si e no 50 presenze in serie A, si permetta ad ogni intervista di rimarcare la sua volontà di non giocare a destra. Di fatto, un’opzione tolta a Fonseca, che probabilmente nella sua testa aveva in mente di alterarlo sulle due fasce in base alle esigenze. Male anche Pellegrini in questo periodo. Il baby talento della cantera giallorossa sembra aver perso umiltà e il suo atteggiamento in campo ne è il perfetto ritratto. Ritrovi i corretti comportamenti, prima che sia tardi in una piazza che non perdona.

Intanto, è partito il conto alla rovescia per il cambio di presidente. Attenzione: niente voli pindarici. La Roma è sempre sotto il controllo del Fair Play Finanziario e così sembra destinata a rimanere nel prossimo futuro. Dal nuovo patron, quindi, non ci si possono aspettare investimenti faraonici (il caso City insegna) ma una maggiore programmazione si. Basta fare e disfare ad ogni stagione, basta cambiare allenatori, giocatori e direttori sportivi come se si stessero scambiando  le figurine di un album Panini. La piazza esige equilibrio e ponderatezza. Si può anche scegliere di sostituire anche Petrachi, ma che sia la scelta definitiva e si dia tempo a chi verrà per lui di poter lavorare bene.

 LA TESTARDAGGINE DI CONTE

Anche a Milano sono partiti i processi. L’Inter, da ieri sera, è terza in classifica, per la prima volta dall’inizio del campionato. Niente è perduto, i nerazzurri rimangono la più accreditata pretendente al ruolo di vice Juve ma i campanelli di allarme iniziano a suonare. Anche qui, a volte, manca equilibrio nei giudizi. Conte ha fatto le nozze con i fichi secchi per diverse settimane, con la rosa ridotto al lumicino per gli infortuni. Lo ha fatto senza rinunciare mai a lanciare frecciate alla società ma riuscendo comunque a tenere il passo della Juve. Poi c’è stato un piccolo calo, nonostante un mercato invernale faraonico. L’ex CT continua ad avere estimatori e denigratori. Non tutta la Milano nerazzurra ha deciso di farne il figlio prediletto. C’è chi ancora gli contesta il passato juventino, chi inizia a criticarne la rigorosità tattica.

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De Vrij giganteggia nella difesa a tre di Conte, Skriniar la digerisce meno

Antonio Conte non è sempre coerente con ciò che dice. Probabilmente, lo fa per proteggere il gruppo e, in parte, anche il proprio lavoro. Ha più volte affermato che il sistema di gioco è solo un numero ma in campo contano aggressività, ritmo e principi. Tutto condivisibile, se poi però dimostri con i fatti questa teoria. L’Inter non è sembrata una squadra capace di adattarsi all’avversaria. Una partita molto indicativa fu quella con la Roma, terminata 0-0. I giallorossi, che erano anche privi di Dzeko inizialmente, giocarono con Zaniolo finto 9 e isolato in avanti. Pur con un solo attaccante da tenere a bada, Conte non rinunciò mai alla difesa a 3, nemmeno nel finale giocato all’attacco. Ne fece tesoro Fonseca, che per almeno un’ora riuscì a portare in  pressione alta, oltre a Zaniolo, anche i due esterni sui due braccetti difensivi. Di fatto rese praticamente sterile la prima fase di costruzione alla manovra.

Più in generale, Conte non sempre ha messo i suoi difensori nelle condizioni di figurare al meglio delle loro possibilità. Stiamo parlando di una delle  migliori difese, sia chiaro, e i numeri parlano più di ogni altro pensiero. Ma Godin e Skriniar non sempre, nel corso del loro campionato, hanno dimostrato di digerire bene la difesa a 3. L’uruguayano è arrivato a Milano in età avanzata e si è ritrovato a coprire una posizione a lui quasi sconosciuta. Lo slovacco, invece, si trova a disagio quando è costretto a impostare sul centro sinistra. Motivo per il quale, spesso, è stato spostato a destra per lasciare spazio a Bastoni, l’unico mancino del reparto. Al contrario, in questo sistema di gioco, si esalta il terzo centrale, de Vrij, che schierato in  mezzo, a comandare la linea, sta giocando un campionato di altissimo livello.

Una chiusura sul regolamento, da rivedere al più presto. E’ tutta una discussione sulla regola dei falli di mano, sta diventando un teatrino stucchevole e ridicolo dove nessuno ci capisce più niente. Ogni arbitro interpreta in modi differente, la Var a volte interviene e altre no. In tutto questo, si sta battendo ogni record possibile e immaginabile di rigori a favore. Ci sono squadre che finiranno il campionato con più di 20 tiri dal dischetto all’attivo. Che si intervenga, perchè così è un altro sport…