Gattuso-Napoli è il giusto connubio? Gioco o risultati? I tanti dubbi che non aiutano l’ambiente

Fonte foto: Profilo twitter Napoli

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Gattuso è l’allenatore giusto per il Napoli? E’ questa la domanda più ricorrente nelle ultime settimane tra i tifosi del Napoli e non solo. Il tecnico calabrese st avendo non poche difficoltà nell’ultimo periodo e molti si sono interrogati se fosse già un tecnico da top club o avesse bisogno di fare ancora un po’ di gavetta. Come tutte le questioni calcistiche, anche questa ha diviso il pubblico: c’è chi sostiene che stia facendo bene, risultati alla mano, e chi invece sostiene che, nonostante gli azzurri siano in corsa su tutti i fronti, i segnali sono negativi.

E’ una domanda, questa, a cui è difficile rispondere perché se è vero che il Napoli si trova a meno 2 dalla zona Champions League con una gara da recuperare (quella dell’Allianz Stadium contro la Juventus), ha superato da primo il girone di Europa League contro squadre non troppo abbordabili (Real Sociedad e AZ Alkmaar) e si trovi in semifinale di Coppa Italia con le sorti ancora tutte da decidere dopo lo 0-0 del ‘Maradona’ contro l’Atalanta, è vero anche che il gioco del Napoli sta avendo un’involuzione spaventosa partita dopo partita. Sembra quasi di rivedere la stessa squadra vista lo scorso anno con Carlo Ancelotti, ma qui i calciatori sono tutti dalla parte dell’allenatore (l’anno scorso si ricorderà l’ammutinamento avuto dopo la gara contro il Salisburgo) e quindi la situazione può essere addirittura più grave e difficile. Gennaro Gattuso era arrivato a Napoli come salvatore della patria, prendendo le macerie di una squadra distrutta dalla pessima gestione targata Ancelotti e riuscendo a salvare una stagione conquistando la Coppa Italia contro la Juventus che gli ha permesso di partecipare anche all’Europa League. Nel mercato estivo sono stati fatti investimenti importanti (uno su tutti Osimhen pagato 80 milioni di euro) e la squadra era anche partita molto bene, mostrando sprazzi di un gioco micidiale e devastante. Con il passare dei giorni, però, ci sono state molte disavventure, a partire dal grave infortunio alla spalla di Osimhen fino ad arrivare all’infortunio alla caviglia di Dries Mertens, ancora non recuperato. Da questo momento in poi, la squadra ha avuto un crollo verticale, non solo dal punto di vista dei risultati, ma anche dal punto di vista del gioco espresso. Il 4-2-3-1 messo in campo da Gattuso si dimostrava fragile, soprattutto a centrocampo e con dei calciatori non adatti a questo sistema di gioco e, partita dopo partita, le prestazioni degli azzurri sono peggiorate sempre di più (fatto salvo la super prestazione contro la Fiorentina). L’immagine è quella di una squadra fragile, che non sa reagire alle prime difficoltà e che se subisce un gol accusa il colpo psicologicamente senza riuscire a risollevarsi. Gattuso ha sempre parlato di ‘veleno’ nelle sue interviste, ma il veleno questa squadra sembra che non sappia proprio cos’è. Le prestazioni viste contro il Parma e contro l’Atalanta in Coppa Italia hanno mostrato una squadra impaurita, che ha pensato solo a difendere senza provare mai ad attaccare e l’allenatore azzurro sembra sempre più in confusione. Ha cambiato tre moduli in 3 partite, mandando in confusione anche i calciatori, costretti a ricoprire ruoli poco consoni alle loro caratteristiche (uno su tutti Lozano prima punta). Più passa il tempo, più Gattuso dà quella sensazione di mentalità da provinciale, come se stesse allenando una squadra che lotta per la salvezza e per la quale la cosa più importante non è vincere, ma cercare di non perdere. Inoltre, il tecnico ha dimostrato anche di avere alcuni limiti nel saper leggere le partite, con dei cambi spesso non azzeccati e arrivati anche con un tempismo sbagliato e quell’intervista ai microfoni di Sky contro il presidente De Laurentiis ha dimostrato anche che c’è una spaccatura all’interno della società stessa e questo non aiuta un ambiente che già di per sé è malato in questo momento. La cosa sicura è che questo sarà l’ultimo anno di Gattuso alla guida del Napoli, e forse è meglio così, per lui e per la squadra.

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