Dani Alves a processo per stupro, la deposizione shock della donna: nuovi dettagli scabrosi

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Nell’udienza dinanzi all’Alta Corte, la 23enne che ha denunciato il calciatore ha ribadito le accuse, supportate anche dalle testimonianze dell’amica che era con lei nella discoteca. La difesa di Dani Alves ha messo in luce le parti più controverse della narrazione che sarebbero in contraddizione con lo “lo stato di terrore” descritto.

Dodici anni di carcere quelli chiesti dall’accusa, 9 quelli prefigurati dalla Procura. È con questa spada di Damocle che Dani Alves ha affrontato il primo giorno del processo che lo vede imputato per il presunto stupro di una donna 23enne, avvenuto nella notte tra il 30 e il 31 dicembre del 2022 nella discoteca Sutton di Barcellona.

Dopo aver scontato un anno di detenzione preventiva, il calciatore brasiliano s’è presentato in aula indossando un jeans, camicia e scarpe bianche, visibilmente dimagrito e coi capelli tagliati molto corti. Davanti ai giudici il suo avvocato ha chiesto l’annullamento del procedimento e la libertà immediata per il giocatore. Il motivo? Il giudizio nei confronti del suo assistito sarebbe ormai inficiato dalle fughe continue di notizie, molte delle quali non veritiere, per effetto delle quali sarebbe stata violata e compromessa la presunzione d’innocenza, considerata la ribalta e la pressione mediatica subite finora.

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In tribunale non era presente fisicamente la presunta vittima che è stata ascoltata per più di un’ora a porte chiuse. Per questioni di privacy e di sicurezza, le sue dichiarazioni sono state registrate con una voce e un’immagine travisate. La giovane ha confermato la versione dei fatti resa quella sera e successivamente ribadita agli inquirenti. È stata una deposizione durissima sotto il profilo emotivo: a un certo punto dell’interrogatorio ha avuto un attimo di debolezza e ha pianto, chiarendo come in un primo momento aveva pensato di non presentarsi né denunciare l’accaduto alle autorità perché temeva che “non le credessero”.

Nell’udienza davanti all’Alta Corte c’erano anche altri testimoni, a cominciare dall’amica della denunciante che era con lei nel locale catalano. “Aveva un atteggiamento viscido”, è stata la frase molto forte utilizzata per descrivere l’atteggiamento di Dani Alves. Successivamente ha parlato della confessione fattale dalla presunta vittima, apparsa molto scossa. “Le dissi che doveva denunciarlo. Non voleva farlo perché convinto che avrebbero detto che lo stava facendo solo per soldi (la donna ha sempre rifiutato ogni forma di indennizzo propostole, ndr). E per noi è stato molto duro convincerla perché era sotto shock, non voleva parlarne nemmeno con sua madre”.

Tra le pieghe della narrazione ci sono dettagli ulteriori forniti dal cugino della denunciante, alcuni anche molto scabrosi (“mi ha fatto molto male”, è la frase riferitagli dalla 23enne), relativi al presunto rapporto sessuale non consensuale che sarebbe stato consumato all’interno di un bagno del night. Una vicenda che, in base alle deposizioni, avrebbe alimentato un forte disagio psicologico nella donna. “Sta molto male, è dimagrita, è ansiosa. Aveva una cerchia di amici e adesso non si fida di nessuno. Ovunque andiamo, pensa che la guarderanno”.

La difesa di Dani Alves, guidata dall’avvocato Inés Guardiola, ha provato a smontare, pezzo dopo pezzo, quelle deposizioni ponendo l’attenzione sulle parti controverse della narrazione che sarebbero in contraddizione con lo “lo stato di terrore” descritto dalla denunciante e dalle sue amiche. Il legale ha chiesto semmai ci fosse stato un flirt tra il proprio assistito e la donna, se era vero che avevano ballato assieme e se ci fosse stato anche lo scambio di un bacio.

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