Dagli "ic" croati ai "son" islandesi: Storia dei nomi del Mondiale!
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Dagli “ic” croati ai “son” islandesi: Storia dei nomi del Mondiale!

20 Giugno 2018 alle 09:42 di Redazione MCN

“Riceve palla Modric, la passa a Perisic che serve subito Mandzukic…”. “Rimessa laterale di Gunnarson, tocca di testa Bjarnason per Gudmundsson…”. In queste prime giornate dei Mondiali 2018 le telecronache hanno assunto più o meno questi suoni qui, ponendosi in una sorta di confine fra uno scioglilingua slavo ed un tipico appello scolastico islandese. Ma vi siete mai chiesti da dove derivano questi nomi, o meglio cognomi, qui? Perchè quelli dei giocatori serbi o croati si somigliano tutti? Perchè i giocatori islandesi sono un martellamento continuo di “son, son,son”?

ONOMASTICA SLAVA

Ecco, per rispondere a queste domande bisogna fare un bel viaggio nel tempo, alle origini di una “disciplina” che prende il nome di onomastica e che trova il suo massimo impiego proprio nei paesi nordici e in tutti quegli stati un tempo raggruppati sotto il nome unico di Jugoslavia. Partendo proprio dai paesi dell’Europa dell’est, dirigiamo la nostra immaginaria macchina del tempo al periodo dell’occupazione ottomana, 623 anni di storia di un impero enorme che oggi rappresenta la sola nazione turca ma che al tempo raggruppava, appunto, tutti i paesi balcanici dell’ex Jugoslavia (e parte dell’Africa del nord). I turchi ottomani occuparono i balcani e gli uomini e le donne dei paesi occupati venivano trattati come schiavi, sotterrando qualsivoglia forma di dignità. Nel ruolo di schiavi non avevano diritto nemmeno ad un cognome e così per riconoscerli si parlava semplicemente di “figlio di”. Questi “patronimici”, nella stragrande maggioranza dei casi, venivano rappresentati dalle particelle -ov, -iv o -ev. Per capirci meglio, un ipotetico ragazzo di nome Marko, figlio di Jovan, veniva chiamato Marko Jovanov che, appunto, significava “Marko il figlio di Jovan”. Ora immaginiamo che Marko sia cresciuto e abbia avuto figli, più di uno: in questo caso al più piccolo veniva aggiunto al patronimico -ov la particella diminuitiva -ic e così si creava il cognome Markovic, che alla lettera rappresentava “il figlio piccolo di Marko”. Alla fine dell’occupazione ottomana, fine del primo ventennio del ‘900, ci fu un “istituzionalizzazione dell’onomastica slava” che decretò la fine del continuo variare dei cognomi con il semplice utilizzo del patronimico e fece sì che si creassero cognomi propri di ogni famiglia da tramandare di generazione in generazione. Ecco allora che, ad esempio, il figlio di Dusan Markovic non si sarebbe chiamato più Dusanov o Dusanovic ma avrebbe mantenuto il cognome Markovic come il padre. Da qui poi la scissione della Juvoslavia ha favorito la presenza dei cognomi in -ov, -iv o -ev soprattutto in Russia e paesi limitrofi mentre i diminutivi in -ic rappresentano i cognomi più in voga in Serbia, Montenegro, Croazia, Slovenia e così via.

Simile il discorso per quel che concerne l’onomastica polacca. Anche qui venivano utilizzati i patronimici che in questo caso, però, erano molto numerosi, da -owski a -ek o -ski o -ik. Ecco allora che Lewandowski, originariamente, significava semplicemente “figlio di Lewan” così come Boniek era probabilmente uno dei figli di un tizio di nome Bone o Boniew. Anche in Polonia, i cognomi furono poi ufficializzati e tramandati allo stesso modo senza variazioni. Un appunto particolare meritano in questo caso i cognomi che terminano in -ski. Anche oggi, ogni donna polacca che si sposa con un uomo il cui cognome termina in ski, assume lei stessa il cognome del marito “coniugandolo” però al femminile. Ecco perchè la moglie dell’attaccante del Bayern Robert Lewandowski non è la signora Lewandowski bensì la signora Lewandowska, cognome del marito coniugato al femminile, appunto.

 

ONOMASTICA ISLANDESE

Quante volte, magari a scuola o in ufficio, dicendo il nostro cognome ci siamo sentiti dire:” Ah ma per caso sei parente di…?”. Bene, in Islanda una cosa del genere non può capitare o comunque è molto, molto rara. Il motivo? Semplice: in Islanda non esistono i cognomi. Gli uffici preposti alle registrazioni anagrafiche islandesi usano solo ed esclusivamente i patronimici per ogni nuovo nato. In particolar modo il suffisso “son” indica ogni figlio maschio mentre le figlie femmine assumono il suffisso “dottir”. Ecco spiegato perchè le telecronache delle partite dell’Islanda sono un continuo susseguirsi di “son”, semplicemente perchè i calciatori sono maschi e i “cognomi” in questo caso ci aiutano solo a capire il nome del padre di ogni calciatore. Un esempio? Il centrocampista ex Pescara e Sampdoria Birkir Bjarnason si chiama così perchè lui è il figlio maschio (“son” quindi) di Bjarni (nome di suo padre). Immaginando che Bjarnason abbia due figli, un maschio ed una femmina, questi si chiameranno Birkirson (figlio maschio di Birkir) e Birkirdottir (figlia femmina di Birkir). Fratello e sorella hanno quindi, in Islanda, cognomi diversi accomunati solo dalla radice proveniente dal nome del padre.

ONOMASTICA SUDAMERICANA

“Edson Arantes do Nascimento”, “Luiz Nazario da Lima”. Mmmh fammi pensare…ah Pelè e Ronaldo? Il sudamerica è la terra dei nomi lunghi a tratti lunghissimi ma anche dei soprannomi, alcuni dei quali diventati leggenda grazie al calcio in particolar modo. La storia ci dice che tutti i 10 paesi della cosiddetta America latina subirono l’occupazione europea da parte dei conquistadores spagnoli e di Vasco da Gama che invece scoprì quel “paese dagli alberi color brace” che oggi chiamiamo Brasile. Di conseguenza anche l’onomastica di questi paesi risentì della dominanza portoghese in Brasile e spagnola negli altri 9 Stati. Due, in questo caso, le regole fondamentali: il nome (soprattutto in Brasile) deve essere di derivazione cristiana, i cognomi sono necessariamente due, quello del padre per primo e quello della madre per secondo. Ecco che allora il nome completo di Messi diventa Lionel Andrès Messi Cuccitini dove Lionel Andrès rappresenta il nome (in questo caso doppio nome, un po’ come gli italiani Gianluca o Gianmarco), Messi è il cognome del padre e Cuccitini il cognome della madre.

In Brasile la fantasia, però, assume molto più potere. Come dicevamo il nome deve essere di derivazione cristiana e in questo caso Joao è quello più comune. Poi arrivano i due cognomi, prima quello del padre e poi quello della madre. Molto spesso però si sceglie un secondo nome non cristiano ma legato alle più strampalate passioni dei genitori e ai più grotteschi errori degli uffici anagrafe. Ecco allora che nascono i Maicon Douglas (ex terzino dell’Inter e del Brasile) semplicemente perchè al padre piaceva l’attore Michael Douglas. Non è finita qui: in Brasile i veri protagonisti sono i soprannomi! Sei piccolo di statura? Bene, il tuo soprannome terminerà con “inho” (Ronaldinho, Robinho ecc…). Ti chiami Ricardo ma il tuo fratellino piccolo non lo sa pronunciare? Diventerai famoso come Kakà. Ti piace il portiere del Vasco da Gama Bilè ma non sai pronunciarlo? I bulli del quartiere potrebbero sfotterti chiamandoti Pelè e storpiando il nome del tuo idolo, tu però con Pelè ci scrivi la storia. Pensate che in Brasile quando arriva la posta a casa di ‘O Rey non arriva col suo reale nome “Edson Arantes do Nascimento”, ma sulla bolletta c’è proprio scritto “Pelè”.

ONOMASTICA COREANA

Terminiamo il nostro viaggio spostandoci in Asia, più precisamente in Corea del Sud, inserita nel gruppo F dei Mondiali 2018 insieme a Germania, Svezia e Messico. I cognomi dei calciatori coreani sono grossomodo tutti gli stessi e molto, molto brevi. Lee, Kim, Son, Park. Perchè? La tradizione onomastica coreana (simile a quella cinese) è molto particolare: nella maggior parte dei casi ogni persona deve avere un cognome di una sola sillaba e a scelta fra circa 250 cognomi  e questo cognome indica il clan di appartenenza della tua famiglia. I clan più comuni sono i clan dei Kim, dei Lee, dei Park e quindi questi tre diventano, per distacco, i cognomi più diffusi in Corea del sud. I nomi, invece, devono essere due, ognuno di una sillaba ed in particolar modo uno rappresenta il tuo nome vero e proprio che ti contraddistingue da tutti gli altri, l’altro nome rappresenta il nome proprio scelto dalla tua famiglia per i propri eredi. Prendiamo come esempio il giocatore più rappresentativo della Corea del Sud ai Mondiali di Russia, cioè l’attaccante esterno Son Heung-min del Tottenham. Son rappresenta il cognome appartenente al clan dei Son, Heung-min è il nome che in coreano viene scritto in “Hanja”, un modo di scrivere preso dal cinese che renda quel nome bello e di buon auspicio con un significato legato solitamente alla natura o alle qualità e ai sentimenti umani (molti nomi hanno il significato di cielo, terra, gioia, bellezza). Heung è il nome che la famiglia Son ha scelto per i propri eredi e quindi anche il fratello o la sorella di Son si chiameranno Son Heung più un altro nome. Quello che cambia, infatti, è la seconda sillaba. In questo caso il nome proprio di persona del calciatore coreano del Tottenham è Min. Ecco quindi come nasce Son Heung-min. Un ultimo appunto: in Corea, differentemente dalle nostre abitudini, il cognome viene prima del nome e non viceversa. E’ sbagliato dire Heung-min Son, la forma corretta è Son Heung-min.

Paese che vai onomastica che trovi. Dimmi come ti chiami e ti dirò chi sei.

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