Burgnich, la Roccia scaricata dalla Juve per un problema di...vista
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Burgnich, la Roccia scaricata dalla Juve per un problema di…vista

26 Aprile 2019 - 12:46 di Mattia Di Battista

Burgnich: la Roccia del calcio italiano festeggia 80 anni

Tarcisio Burgnich, leggendario difensore dell’Inter e della Nazionale italiana tra gli anni ’60 e ’70, ha spento 80 candeline. L’ex calciatore, nato a Ruda nel Friuli-Venezia Giulia il 25 aprile 1939, è stato protagonista in uno dei periodi più floridi del nostro calcio, in particolare con la maglia nerazzurra e con quella azzurra della Nazionale.

La Roccia e la Grande Inter

Nella “Grande Inter” di Helenio Herrera Burgnich si consacrò come uno dei difensori italiani più forti di tutti i tempi, facendosi apprezzare per fisicità, agonismo, correttezza in campo e grandi abilità difensive. Fu così che nacque la leggenda di quella squadra e di quella formazione da sciorinare come una filastrocca: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi, Jair, Mazzola, Domenghini, Suárez, Corso. Una filastrocca vincente per l’Inter e per il calcio italiano dei favolosi Sessanta.

 

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Burgnich con la maglia dell’Inter.

Il grande rimpianto della Juventus

La consacrazione in nerazzurro, però, avvenne dopo diverse esperienze con altre squadre, tra le quali la Juventus. Dopo aver, infatti, giocato nelle giovanili dell’Udinese con un certo Dino Zoff, il difensore friulano esordisce in Prima Squadra nel 1958, rimanendo a Udine fino al 1960. Proprio nell’estate del ’60 approda alla Juve per volontà di Giampiero Boniperti e del manager Italo Allodi. L’esperienza in bianconero durerà, però, solo un anno. 13 presenze e uno scudetto vinto non bastarono per convincere la dirigenza juventina a confermarlo per la stagione successiva. Burgnich per qualcuno era troppo poco aggraziato per vestire la prestigiosa maglia bianconera e gli si rimproverava anche un leggero strabismo. Così la Juve lo mandò a Palermo, dove l’arcigno stopper si prese la sua rivincita. Una stagione da protagonista con un gol segnato proprio ai bianconeri e la corte dell’Inter di Angelo Moratti, nella quale divenne un pilastro nei successivi dodici anni. Con buona pace della Vecchia Signora, forse troppo miope nello scaricarlo per un leggero strabismo.

 

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