Zico a 360°: “Udinese, che delusione! Atalanta da finale di Champions!”

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Zico è chiamato l’eroe dei tre mondi. Ha saputo vincere ovunque: Sudamerica, Europa e Asia. Proprio in questo continente, si è imposto anche come allenatore e, tuttora, ricopre il ruolo di direttore tecnico nel Kashima Antlers.

In Giappone il campionato era appena iniziato quando il Coronavirus è scoppiato anche lì, costringendo il brasiliano a fare ritorno in Brasile. Per sua sfortuna anche qui il virus ha preso piede con veemenza, tanto da contagiare anche il tecnico del suo Flamengo, Jesus. Zico, a sua volta, ha fatto il tampone, risultando per fortuna, negativo. La Gazzetta dello Sport, nella rubrica Terzo Tempo di oggi, lo ha intervistato, toccando diversi temi, a cui l’ex Udinese ha risposto con piacere:

SULL’ATTUALE SITUAZIONE DEL CORONAVIRUS

“Io ho 67 anni e rimango a casa. La mia è una categoria a rischio. Mi dispiace tanto per quello che sta succedendo, soprattutto nella “mia” Italia. Parlo spesso con il mio amico Franco Causio e mi ha spiegato la situazione che sta vivendo. E’ il momento di rimanere a casa. Anche qui abbiamo preso il vostro esempio e si sono convinti che con l’isolamento, il rispetto delle norme igieniche e la chiusura delle attività, se ne possa uscire. Peccato per il calcio fermo, mi sarei voluto godere il Brasileiro. Quando ero in Giappone seguivo col satellite il calcio italiano e la Champions. A volte l’orario era un problema, visto che lì erano le 4 di notte. Ma, in quel caso, registravo le gare e me le vedevo il giorno dopo. Quando sono in Brasile, invece, di solito guardo di tutto”

UNA PANORAMICA SUL CALCIO EUROPEO

“I miei allenatori preferiti sono Guardiola, Klopp e Sarri perchè praticano un gioco più offensivo, cercano di segnare e vogliono in squadra gente di qualità. Anche Simeone e Mourinho sono forti, ma, così come altri, vincono in modo diverso e li rispetto comunque. Anche perchè, cambiando allenatore, gli stessi giocatori funzionano diversamente. Se un mese fa mi avessero chiesto chi vinceva la Champions avrei detto il Liverpool. Poi hanno avuto una piccola flessione e sono usciti contro l’Atletico. Ora penso che la squadra di Simeone si possa candidare alla vittoria finale. Hanno preso forza e consapevolezza di arrivare in fondo. Poi penso che il Manchester City di Guardiola sia il numero 1. Ma occhio all’Atalanta. Esprime un gioco bellissimo, ha un collettivo molto forte. Io la vedo in finale, batterla in casa è difficilissimo e l’ha visto pure il City.

Se c’è un nuovo Zico? E’ cambiata l’interpretazione del ruolo, non ci sono più i numeri 10 di una volta. Mi piace molto Neymar, il suo modo di giocare è incredibile. Ma penso che occorra essere più professionisti, come lo sono Messi e Ronaldo. Loro vivono per il calcio mentre Ney ha troppe distrazioni. Ci ho parlato di recente e gliel’ho detto: ai 28 anni, sei ad una bella squadra come il PSG e puoi vincere la Champions, dipenderà dal tuo talento. Devi essere più professionista, ora hai esperienza e maturità. Serie A? La seguo sempre, negli ultimi anni ci sono stati pochi talenti, soprattutto in attacco ma sta migliorando. Ora i grandi nomi finiscono nei campionati inglesi, spagnoli e tedeschi, quindi in Italia i giovani imparano meno. Prima c’eravamo io, Platini, Maradona, eccetera. E in quegli anni sono cresciuti Del Piero, Baggio e Totti.

Della mia Udinese penso che ormai, purtroppo, la preoccupazione non è più quella di fare una squadra competitiva. Non è più come ai miei tempi, ora si pensa solo a monetizzare. La testa della dirigenza è al calcio inglese, al Watford. Lì investono mentre a Udine si cerca solo di allevare giovani e rivenderli. Mi dispiace molto per le difficoltà di Paquetà al Milan. Ha tanta qualità, è fortissimo. Dovete dargli tempo di adattarsi ad un altro tipo di calcio e in una squadra che ha cambiato tantissimo negli ultimi anni, anche tecnici e moduli. A 22 anni non può risolvere lui i problemi del Milan. E’ una mezzala, ottima per dettare il passaggio, può illuminare Leao con la sua visione di gioco. Può giocare anche da 10, dietro le punte ma deve stare vicino alla porta avversaria. Ha un buon tiro, è sprecato a fare troppa fase difensiva. Qui in Brasile non si arriva in Nazionale per amicizia col CT, quindi…”

IL CALCIO BRASILIANO

“Il Flamengo ha vinto la Libertadores praticando anche un bel calcio offensivo. Ha Gabigol che è in un momento fatato. Il club tra il 2012 e il 2017 ha sofferto ma ha saputo creare una bella struttura e ora assomiglia ad un club europeo. In questo modo è stato più semplice rinforzarsi, prendendo gente di esperienza dall’europa come Rafinha, Diego Alves, Filipe Luis, Gerson. Poi ha un tecnico portoghese come Jesus, che ha dato un’altra filosofia, è riuscito a imporre la sua mentalità. Ha uomini in campo al posto giusto, è una squadra spettacolare e difficile da battere. Gabigol non era abbastanza maturo all’Inter. Prima arrivavamo più pronti in Europa. Per un attaccante, giocare in Italia è dura. Quando un club ti compra da giovane, deve conoscerti bene. L’Inter, invece, non si è data il tempo di capire bene come gioca Gabriel, che tipo di calcio predilige. D’altronde, di fenomeno, a 18 anni, ce n’è stato uno solo: Ronaldo il Fenomeno.

Anche per quanto riguarda Vinicius e Rodrygo, andati al Real, io sono favorevole che partano per l’Europa ma solo dopo che hanno giocato qualche stagione da professionisti. Oggi li prendono a 17-18 anni e dopo una decina di gara si chiede loro di adattarsi. Penso li comprino così giovani per anticipare le mosse delle avversarie. Ma quando arrivano, i tecnici nemmeno li conoscono, li fanno giocare poco e perdono fiducia. Zidane, per esempio, Vinicius lo fa giocare, fin da subito. Lo stesso Neymar, andò in Europa, al Barcellona, che aveva 21 anni ed era il re della Libertadores. Brasiliani da segnalare? Sono già tutti in Europa: Reinier del Real, Bruno Guimaraes del Lione. In Brasile c’è ancora Lazaro, 18enne che fa il trequartista o la punta, decisivo nell’ultimo Mondiale Under 17. E poi ci sono quelli del Gremio: i centrocampisti Caio Henrique e Matheus Henrique, l’attaccante Pepè”

Infine, Zico si è concesso una piccola battuta anche riguardo alla sua nuova avventura in Giappone, dove è tornato nel 2018 per fare il Direttore Tecnico del Kashima, squadra precedentemente anche allenata: “Avevano appena cambiato l’azionista principale. La nuova società, la Mercati, non capiva molto di calcio e mi hanno chiamato per riorganizzare lo staff. Ma anche come uomo immagine per il club. A Novembre del 2018 abbiamo vinto per la prima volta la Champions asiatica!”

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