Foto: profilo Instagram Lorenzo Amoruso

La Serie A ha lasciato spazio alla Nazionale di Roberto Mancini, che mercoledì ha sfidato a San Siro la Spagna per la semifinale di Nations League. A far discutere sono stati soprattutto i fischi rivolti a Gianluigi Donnarumma, il quale è tornato a Milano da ex rossonero. Ai microfoni di Mondocalcionews è intervenuto, a proposito di questa polemica e non solo, Lorenzo Amoruso.

Come può vivere internamente un calciatore, un’atmosfera cosi tesa come quella di mercoledì sera in uno stadio che lo ha visto crescere, e in una competizione importante come la Nations League?

“I tifosi rossoneri sono rimasti molto male della scelta di Donnarumma avendolo visto crescere calcisticamente, e l’accoglienza che gli è stata rivolta era normale che accadesse. Raiola sicuramente ha inciso molto sull’addio del portiere azzurro, ma secondo me lui non doveva lasciare il Milan, non gli avrebbe garantito lo stipendio che ora percepisce al PSG, ma è una società che comunque sta crescendo e sta migliorando moltissimo”.

Quale sarebbe stata la sua reazione se fosse capitata a lei una situazione simile?

“Beh la reazione secondo me è soggettiva. Avendo giocato per molti anni in Scozia mi è capitato di vivere situazioni simili, ma io mi gasavo e anzi davo ancora di più in campo. Un grande calciatore a mio modo di vedere deve andare oltre, e rimanere concentrato in campo”.

Bonucci essendo squalificato, ha deciso in accordo con Mancini di tornare a Torino, come commenta la sua scelta?

“Se la decisione di Bonucci è stata accordata insieme a Mancini, non vedo nessun problema. Un calciatore ha bisogno di tornare nel proprio club, per preparare al meglio le sfide successive che lo attendono, poi il ragazzo si è scusato riguardo l’espulsione quindi non vedo nessun problema”.

Secondo lei l’Italia è pronta per un eventuale mondiale in Qatar oppure manca ancora qualcosa nello scacchiere di Roberto Mancini?

“I giocatori a disposizione di Roberto Mancini sono ottimi e con grandi qualità, secondo me il singolo non fa mai la differenza in una squadra. Gli azzurri poi hanno una caratteristica importante, ossia quella di fare gruppo, che come tutti sappiamo è stato uno degli ingredienti giusti che ci ha fatto vincere l’europeo quest’estate. Quando una squadra è unita e coesa riesce sempre ad ottenere grandi risultati, e l’Italia lo ha dimostrato alla grande”.

La nuova stagione di Serie A ha visto andare via grandi campioni come Donnarumma, Lukaku e Cristiano Ronaldo, ma al tempo stesso ci sono stati i ritorni di allenatori importanti ma anche conferme. Chi secondo lei ha la sfida più complessa e chi invece potrà incidere mentalmente e tatticamente sulla squadra?

“Secondo me la sfida più ardua e complessa è quella di Mourinho alla Roma, perché nella capitale è molto difficile vincere e poi il tifo giallorosso è molto esigente, mentre a Milano e a Torino sono più abituate a vincere. Chi può incidere? Beh direi Allegri alla Juventus, perché è un tecnico che si basa su un principio fondamentale ossia la vittoria, e sono d’accordo con lui quando dice che vincere è l’unica cosa che conta. E’ difficile trovare un allenatore che ti garantisce successi e calcio spettacolare, giusto Guardiola è riuscito in questo con il suo Barcellona ma li c’è dietro un grande lavoro che parte dal settore giovanile“.

Secondo lei sarà un campionato più equilibrato, oppure durante la stagione vedremo la fuga di una squadra? Chi è la favorita secondo lei?

“Io vedo un campionato in cui non c’è una favorita, il Napoli attualmente guida la testa della classifica, ma a Gennaio deve fare i conti con i giocatori impegnati in Coppa D’Africa, e qualora le nazionali di costoro andassero in fondo alla competizione, non saranno a disposizione, quindi Spalletti deve essere bravo nel saper gestire questa situazione. Il Milan lo vedo molto bene, sta facendo un grandissimo inizio di stagione, l’Inter anche nonostante le cessioni sta dimostrando di potersela giocare per il titolo, la Juventus sta tornando ad essere la squadra che eravamo abituati a vedere negli anni. Mentre per quanto riguarda le altre, vedo molto bene l’Atalanta di Gasperini mentre vedo indietro Roma e Lazio”.

Secondo lei è veramente cosi arduo per Inzaghi allenare l’Inter come spesso viene sottolineato? E’ stato d’accordo sulla scelta di Conte di lasciare i nerazzurri?

“Beh ogni allenatore ha un compito difficile quando allena una squadra che l’anno precedente ha vinto lo scudetto, specialmente se gli vengono tolti nonostante l’esigenza societaria, giocatori importanti. L’Inter ha acquistato buoni giocatori come per esempio Dzeko, ma il bosniaco non è Lukaku, è un grande giocatore ma non ti garantisce totalmente quello che invece l’attaccante belga faceva, anche per questione di età. Per quanto riguarda la scelta di Antonio non sono d’accordo, perché cosi si limita ad un raggio di scelta ridotto perché è difficile specialmente con i tempi che corrono trovare club che possono permettersi di garantirgli uno stipendio come quello che ha guadagnato con l’Inter”.

Avendo lei giocato nella Fiorentina, Vincenzo Italiano può essere l’allenatore giusto per rilanciare la squadra toscana? Come commenta la vicenda del mancato rinnovo di Vlahovic?

“Secondo me si perché la squadra sta cambiando moltissimo la propria mentalità grazie a lui, è un allenatore giovane ma molto bravo. La Fiorentina è una squadra che adesso lotta, se la gioca con tutte e non ha paura di nessuno. Lo ha dimostrato ad esempio contro la Roma e contro l’Inter, e sono d’accordo con chi la definisce l’ottava forza del campionato. Per quanto riguarda Vlahovic secondo me la vicenda è identica a quella di Donnarumma sotto tutti i punti di vista. Secondo me lui dovrebbe rimanere a Firenze per poter crescere e non avere magari lo stress che invece un grande club può portargli, visto che puntano a grandi traguardi“.

Per quanto riguarda le coppe europee, quale tra le italiane secondo lei rischia di più? 

“Fare delle previsioni è molto difficile dopo sole due giornate. In Champions direi il Milan, viste le due sconfitte anche se può tranquillamente recuperare, mentre per Europa e Conference League non ci saranno problemi per le italiane”.

I cinque cambi possono davvero fare la differenza, inizia davvero un’altra partita?

“Beh assolutamente si, cinque cambi sono praticamente mezza squadra, e può avvantaggiare specialmente se si ha una panchina lunga come le grandi squadre, perché un allenatore può cambiare radicalmente il volto di una partita”.

Qual è il tecnico che con cui le sarebbe piaciuto allenarsi, se lei giocasse oggi?

“Il modulo che mi piace molto è il 4-3-3 e i tecnici che usano questo schema di gioco, penso siano molto bravi, senza nulla togliere agli altri allenatori. Se dovessi scegliere penso con Sarri o Italiano”.

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