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ALCUNE CONSIDERAZIONI SULLA 37ESIMA GIORNATA DI SERIE A

Di Emilio Langella - il 20 Maggio 2019

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L’identità dell’Atalanta

L’Atalanta sente profumo d’Europa. Lo ha evidenziato l’ultima trasferta a Torino, contro “la Juventus più distratta che potesse capitare”, come detto dal Papu Gomez nel prepartita. All’Allianz Stadium gli uomini di Gasperini sono stati abili e coraggiosi nel cercare un risultato utile che sicuramente non era scontato, ancorchè la Vecchia Signora fosse abbacinata dalle emozioni contrastanti degli addii dolorosi di Andrea Barzagli e Massimilano Allegri da una parte, e dalla festa scudetto dall’altra. L’1-1 finale è figlio ancora una volta di principi di gioco chiari e ben definiti; come suo solito la Dea ha cercato  di far partecipare alla propria manovra tutti i suoi giocatori – difensori compresi – con l’intenzione di sviluppare il proprio gioco nella metà campo avversaria e sfruttare le corsie laterali. Il baricentro, alzatosi nei momenti opportuni, è stato sempre schermato da almeno tre giocatori, pronti a chiudere preventivamente le bocche da fuoco bianconere. Su queste basi, oltre che su ottimi interpreti liberi di occupare lo spazio ed inventare la giocata – si vedano Ilicic e lo stesso Papu – i bergamaschi hanno di fatto ipotecato l’accesso alla prossima Champions League, dimenticando in fretta la cocente delusione in finale di Coppa Italia.

Se nella partita persa contro la Lazio infatti si era vista una prestazione troppo confusionaria e indirizzata eccessivamente verso improbabili marcature a uomo, è altrettanto vero che Zapata e compagni sembrano aver ritrovato il loro copione. Ora sarà importante ripassarlo per l’ultima recita di Domenica prossima contro il Sassuolo, dove una vittoria darebbe ragione al gioco in relazione agli obiettivi di una Società in grande crescita.

Quanto vale il Napoli

Che tipo di stagione è stata per il Napoli? Il fatto che sia uscito dalle due competizioni europee (UCL e EL), dalla Coppa Italia e che non sia mai stato un vero pericolo per la Juventus capolista ha probabilmete contribuito ad additare come “deludente” la squadra di Ancelotti. E persino i tifosi, probabilmente rammaricati per il ricordo del Napoli sarriano che fu, sono arrivati a contestare la squadra nella trasferta di Frosinone (ha fatto scalpore il rifiuto da parte di un gruppo di sostenitori della maglia di Callejon). Ma se si guarda al gap nei confronti dei bianconeri, al tempo stesso è giusto osservare il solco lasciato dagli Azzurri alle proprie spalle (13 punti su Inter ed Atalanta), manifestatosi sul campo nel 4-1 di ieri sera proprio contro la Beneamata. Il gioco espresso, che ha maturato forse un risultato eccessivo viste le occasioni fallite dai nerazzurri, non ha dato scampo a fraintendimenti: la Serie A possiede due squadre ancora troppo lontane dalle altre, per mentalità ed interpreti.

Il Napoli è stato in grado di metabolizzare l’illusione della passata stagione ed è ripartito. Lo ha fatto cambiando la propria forma, soprattutto a centrocampo, con un 4-4-2 privo del regista basso Jorginho (venduto al Chelsea) ed affidandosi al solito Allan, ad un Zielinski oramai maturo ed alla completezza di Fabian Ruiz, fresco di doppietta.

Il Genoa ha un piede in Serie B

Dopo il pareggio casalingo rimediato contro il Cagliari (giunto all’89’ grazie ad un rigore realizzato da capitan Criscito) il Genoa ha un piede in Serie B. L’Empoli ha infatti beneficiato del passo falso rossoblu strapazzando con un 4-1 il Torino, e portandosi così ad una punto sulla zona retrocessione. La situazione è drammatica, specie se considerato che nell’ultima giornata i ragazzi di Prandelli dovranno giocarsi tutto in trasferta, contro una Fiorentina malconcia, senz’altro, ma altrettanto bisognosa di punti per non rischiare una retrocessione che avrebbe dell’incredibile. Il Grifone, scosso dalle turbolenze legate alla panchina della squadra, ed orfano da Gennaio del suo bomber Piatek, sembrava aver praticamente raggiunto la salvezza nel momento in cui riuscì nell’impresa di battere la Juventus. Da quel giorno di Marzo però è riuscito a guadagnare solamente quattro punti.

Il vero problema non sembra insito tanto nel gruppo, quanto nell’instabilità societaria – incapace di dare vita ad un progetto serio e duraturo – che si traduce sul campo nella più totale assenza di gioco. Si prospetta un finale di campionato molto complicato per il Club di Preziosi, sempre più vicino al baratro, e con un trend negativo superato solo dalla Fiorentina di Montella.

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