Cosa aggiungono Caldara e Higuain

05 Agosto 2018 - 15:07 di

Dopo l’inaspettato capolavoro di Leonardo che ha portato Caldara e Higuain a Milano e Bonucci a Torino, in casa rossonera si pensa a come inserire i nuovi arrivi.
Due acquisti mirati, figli di un’idea di calcio precisa.
Caldara, prospetto giovane fortemente voluto dal Milan- la dirigenza rossonera l’ha preferito, a quanto pare, a Benatia- è un giocatore che bene potrà calarsi nel sistema difensivo di Gattuso.
Il Milan, nell’ultimo scorcio di campionato, è stata una squadra dal baricentro medio-alto, abile a pressare la prima costruzione avversaria in maniera aggressiva, con i movimenti della linea difensiva -a cui Gattuso, pare, presti moltissima attenzione in allenamento-  a ridosso della linea di centrocampo, in appoggio al pressing delle mezzali e degli esterni d’attacco del 4-3-3 milanista.
Caldara, alla corte di Gasperini, ha imparato a scalare in avanti con intelligenza e aggressività, in un sistema di marcature ad uomo in cui i centrali sono molto responsabilizzati e liberi di prendere decisioni autonomamente. Questo bagaglio tattico, anche se in una difesa a zona, gli sarà fondamentale quando Gattuso deciderà di giocare in maniera offensiva.
In fasi della partita di sofferenza, invece, e con avversari che l’hanno costretta nella propria metà campo, il Milan ha dimostrato di sapersi difendere bassa con ordine.
In quest’ ottica un difensore cerebrale e abilissimo nel posizionamento come Caldara non farà sicuramente rimpiangere Bonucci.
Caldara è uno dei più abili spazzatori della serie A, indice di grande concentrazione e letture difensive di primissimo ordine. Nell’uno contro uno, poi, pur risultando un po’ macchinoso con avversari rapidi, riesce a farsi rispettare grazie al fisico massiccio e ad una buona postura.
In questo aspetto è un giocatore simile a Bonucci: due difensori che non fanno dell’esplosività e delle doti fisiche la loro arma migliore, ma che sopperiscono con doti mentali fuori dal comune.
Caldara è comunque diversi anni più giovane di Bonucci e può contare, nell’allungo, più velocità del difensore bianconero, utile quando difendi con una difesa dal baricentro più alto e devi coprire molto spazio alle spalle.
Le palle alte sono uno dei punti di forza del ex-atalantino. Assieme a Romagnoli, formeranno una contra aerea invidiabile, pericolosa anche nelle palle alte a favore.
Difensore goleador, Caldara, capace, due anni fa, di far bene 7 goal in stagione.
La fase di costruzione bassa rossonera, orfana di Bonucci -probabilmente, in questo aspetto del gioco, il più abile giocatore al mondo- ricadrà sui piedi di Romagnoli.
Romagnoli, difensore tecnico ed elegante, ha dimostrato di essere molto abile nelle verticalizzazioni rasoterra, e anche nel gioco lungo.
In fase di impostazione Caldara è piuttosto scolastico, ma il passaggio è un fondamentale che pare in miglioramento.
Il Milan perde, è vero, uno dei giocatori più forti al mondo ma trova, forse, un difensore più adatto al credo calcistico del suo allenatore.

Uno dei problemi principali della passata stagione del Milan è stata la sterilità offensiva delle sue punte.
Nonostante in rosa fossero presenti Andrè Silva e Kalinic, il giocatore più impiegato da Gattuso è stato Cutrone. Il classe ’98, alla prima vera stagione da professionista, ha messo a segno il considerevole bottino di 10 reti. Dieci goal non sono certi pochi, ma per una squadra che ha ambizioni di vertice come quella rossonera probabilmente lo sono.
Adesso, a Milano, è arrivato un certo Gonzalo Higuain.
Higuain è uno degli attaccanti più completi e dal set di movimenti più imprevedibili di tutto il panorama calcistico europeo.
Nella stagione 2015-2016, grazie al drappello tattico cucitogli addosso da Maurizio Sarri, è stato capace di realizzare 36 reti, facendo di lui l’attaccante più prolifico di sempre in una singola stagione di Serie A.
Higuain incarna quanto di meglio possono offrire gli attaccanti presenti in rosa la passata stagione, in versione potenziata: di Kalinic ha l’abilità nel gioco di sponda, doti di collegare i reparti da vero rifinitore. Di Cutrone l’attacco alla profondità e il fiuto del goal dentro gli ultimi sedici metri. Di Andrè Silva l’estro e la rapidità nell’uno contro uno, capacità di trovare angoli di tiro difficili ai più.
Al Milan ritrova il 4-3-3, un sistema ben codificato e meno liquido di quello bianconero -in cui lui ha saputo comunque calarsi con acume e intelligenza tattica fuori dal comune- e una squadra che lavora per lui.
Pur non potendo contare più sulla freschezza atletica dei tempi migliori, quello che arriva a Milano è un attaccante purissimo ed un uomo ferito nell’orgoglio per le tante chiacchiere fatte sul suo conto.
Un mix, potenzialmente, letale.